27-03-2021
La CORTE COSTITUZIONALE RISOLVE IL CONFLITTO STATO-REGIONE
Ogni misura atta a contrastare la pandemia ricade nella competenza legislativa esclusiva dello Stato a titolo di "profilassi internazionale" (art. 117, 2co., lett. q, Cost.)


Con ricorso depositato il 21 dicembre 2020, il Presidente del Consiglio dei ministri pro-tempore aveva promosso questioni di legittimità costituzionale dell`intera L.R. Valle d`Aosta 9 dicembre 2020, n. 11, recante "Misure di contenimento della diffusione del virus SARS-COV-2 nelle attività sociali ed economiche della Regione autonoma Valle d`Aosta in relazione allo stato d`emergenza".

Dopo 3 mesi, con Sentenza n. 37 del 12 marzo 2021, la Corte Costituzionale ha dichiarato l`illegittimità costituzionale degli artt. 1, 2, e 4, commi 1, 2 e 3 della L.R. Valle d`Aosta 9 dicembre 2020, n. 11; dichiarando altresì non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate in relazione alle altre parti del testo della medesima legge.

L`art. 1 della legge impugnata prevede(va) che essa "disciplina la gestione dell`emergenza epidemiologica da COVID-19 sul territorio regionale", condizionando "tutte le attività produttive, industriali e commerciali, professionali, di servizi alla persona, sociali, culturali, ricreative e sportive" all`osservanza delle misure di sicurezza introdotte in forza degli articoli successivi; l`art. 2 conteneva l`indicazione delle attività consentite, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, talune delle quali potevano essere sospese dal Presidente della Giunta, mentre l`art. 4 assegna(va) al Presidente della Giunta (comma 1) e alla Giunta (comma 2) l`adozione di protocolli e misure di sicurezza concernenti le attività di cui al precedente art. 2.

A parere del Presidente del Consiglio dei ministri pro-tempore, le norme impugnate invece sono da ricondurre alla competenza esclusiva statale in tema di profilassi internazionale (art. 117, secondo comma, lettera q, Cost.), a seguito della dichiarazione dello stato pandemico da parte dell`OMS.

Insomma, per il ricorrente le Regioni devono "esercitare i propri poteri in materia sanitaria in modo da non contraddire il contenuto delle misure statali, se del caso specificandole a livello operativo".

Nel concreto, invece, si era verificato che:
  • mentre il D.P.C.M. 3 dicembre 2020 (Ulteriori disposizioni attuative del D.L. 25 marzo 2020, n. 19; del D.L. 16 maggio 2020, n. 33; del D.L. 2 dicembre 2020, n. 158) - vigente alla data di entrata in vigore dell`atto impugnato - a seguito della classificazione della Regione autonoma Valle d`Aosta/Vallée d`Aoste in fascia di rischio alto, cosiddetta "arancione", imponeva l`osservanza di misure urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19;
  • la legge regionale impugnata si discostava in senso ampliativo e in assenza delle condizioni previste dall`art. 1, comma 16, del D.L. n. 33 del 2020.


  • Pertanto, il ricorrente, alla luce del grave rischio per la salute pubblica comportato dalla adozione di misure più blande di quelle statali, sollecita(va) la sospensione della legge regionale impugnata, ai sensi dell`art. 35 della L. 11 marzo 1953, n. 87, invocando cosi` un provvedimento mai adottato in concreto dalla Corte.

    A seguito della camera di consiglio del 13 gennaio 2021, fissata per la discussione dell`istanza di sospensione, la Corte con Ordinanza n. 4 del 2021 disponeva la sospensione dell`efficacia dell`intera legge regionale impugnata, ferma la successiva verifica analitica delle questioni di legittimità costituzionale concernenti le singole disposizioni, affermando che essa ha invaso la competenza esclusiva statale in tema di profilassi internazionale, con rischio di un grave e irreparabile pregiudizio all`interesse pubblico e ai diritti delle persone.

    Questo principio verrà poi ribadito con la Sentenza in parola.

    E` interessante tuttavia comprendere attraverso quale percorso logico-giuridico la Corte Costituzionale sia giunta a dichiarare l`illegittimità costituzionale degli artt. 1, 2, e 4, commi 1, 2 e 3 della L.R. Valle d`Aosta 9 dicembre 2020, n. 11.

    1. Il dato di fatto da cui parte la Corte è che "la malattia da COVID-19 .... è notoriamente presente in tutto il mondo, al punto che fin dal 30 gennaio 2020 l`Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l`emergenza di sanità pubblica di rilievo internazionale, profondendo in seguito raccomandazioni dirette alle autorità politiche e sanitarie degli Stati".
    2. Tale fattispecie deduce intanto la Corte che sia interamente inscrivibile nel " nuovo art. 117, secondo comma, Cost. [che] ha .... confermato, con la menzionata norma di cui alla lettera q), nella sfera della competenza legislativa esclusiva dello Stato la cura degli interessi che emergono innanzi ad una malattia pandemica di larga distribuzione geografica, ovvero tale da dover essere reputata "internazionale", sulla base della diffusività che la connota".


    La connessione tra il dato di fatto (1) e la norma di rango costituzionale che lo disciplina (2) è limpidamente spiegata dalla Corte osservando come:
  • "a fronte di malattie altamente contagiose in grado di diffondersi a livello globale, "ragioni logiche, prima che giuridiche" radicano nell`ordinamento costituzionale l`esigenza di una disciplina unitaria, di carattere nazionale, idonea a preservare l`uguaglianza delle persone nell`esercizio del fondamentale diritto alla salute e a tutelare contemporaneamente l`interesse della collettività";
  • "ogni decisione in tale materia, per quanto di efficacia circoscritta all`ambito di competenza locale, abbia un effetto a cascata, potenzialmente anche significativo, sulla trasmissibilità internazionale della malattia, e comunque sulla capacità di contenerla. Omettere, in particolare, di spezzare la catena del contagio su scala territoriale minore, mancando di dispiegare le misure a ciò necessarie, equivale a permettere che la malattia dilaghi ben oltre i confini locali e nazionali";
  • "tale conclusione può dunque concernere non soltanto le misure di quarantena e le ulteriori restrizioni imposte alle attività quotidiane, in quanto potenzialmente fonti di diffusione del contagio, ma anche l`approccio terapeutico; i criteri e le modalità di rilevamento del contagio tra la popolazione; le modalità di raccolta e di elaborazione dei dati; l`approvvigionamento di farmaci e vaccini, nonché i piani per la somministrazione di questi ultimi, e così via. In particolare i piani di vaccinazione, eventualmente affidati a presidi regionali, devono svolgersi secondo i criteri nazionali che la normativa statale abbia fissato per contrastare la pandemia in corso";
  • "ognuno di tali profili è solo in apparenza confinabile ad una dimensione territoriale più limitata. Qualora il contagio si sia diffuso sul territorio nazionale, e mostri di potersi diffondere con tali caratteristiche anche oltre di esso, le scelte compiute a titolo di profilassi internazionale si intrecciano le une con le altre, fino a disegnare un quadro che può aspirare alla razionalità, solo se i tratti che lo compongono sono frutto di un precedente indirizzo unitario, dotato di una necessaria visione di insieme atta a sostenere misure idonee e proporzionate".


  • Che dire? C`è voluto un anno di pandemia da coronavirus ed un intervento (anzi due) del Giudice delle Leggi per fare chiarezza e riportare finalmente "la chiesa al centro del villaggio", ovvero che in materia di emergenza di sanità pubblica di rilievo internazionale, qual`è ad oggi il contrasto alla malattia da COVID-19 e tale da esigere un corrispondente sistema di profilassi internazionale, lo Stato ha legislazione esclusiva, in ossequio al principio stabilito dalla Nostra Carta Costituzionale, con l`art. 117,secondo comma, lettera q).

    Senza nulla togliere alla bontà dell`azione promossa dall`allora Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ed andando oltre la specifica fattispecie concreta (il contrasto alla L.R. Valle d`Aosta 9 dicembre 2020, n. 11), ritengo tuttavia che al medesimo risultato si sarebbe potuti giungere, in generale e da subito, invocando un altro precetto costituzionale: quello stabilito dall`art. 120, secondo comma, che prevede espressamente che "il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni ....., dei Comuni, nel caso di ....pericolo grave per l`incolumità e la sicurezza pubblica".

    Avv. Stefano Stefàno

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    25 marzo 2021
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